Quando il pensiero rappresenta sia il problema che la soluzione

La Terapia Cognitivo Comportamentale

La terapia Cognitiva comportamentale nasce grazie al lavoro di Aron T. Beck negli Stati Uniti intorno alla fine degli anni sessanta e da allora rappresenta, come attestato dalla stessa Organizzazione Mondiale della Sanità, il trattamento più efficace per diverse problematiche di carattere psicologico, garantendo risultati stabili in tempi molto brevi rispetto a quelli richiesti da altri tipi di trattamento.

Back si accorse che le sofferenze espresse dai suoi pazienti erano sempre legate ad un pensiero, al modo di vedere le cose.

Pensò, dunque, che proprio sul pensiero doveva concentrare la sua analisi ed il suo intervento di terapeuta. Ancora oggi, secondo la terapia cognitivo comportamentale, il paziente, guidato dal terapeuta, deve riflettere in modo cosciente sulle proprie emozioni, idee e pensieri, al fine di discernere quelli che interferiscono sul proprio equilibrio emotivo e sui suoi comportamenti.

Conseguenza di questa analisi di sé è il cambiamento del punto di vista e del modo di pensare. Si tratta di un cambio di prospettiva.

Secondo Back “il pensiero costituisce sia il problema psicologico primario che la sua cura”. Proviamo a portare questo concetto nella realtà di ogni giorno. Un soggetto che riconosce ed ammette un disturbo psicologico e che intraprende un percorso terapeutico ha come punto di partenza l’attribuzione della “colpa” al mondo esterno: ai suoi genitori, al suo passato, agli eventi, al comportamento delle persone vicine, alla sfortuna.

In base alla REBT (psicoterapia cognitivo comportamentale) la causa del male non è da ricercare all’esterno, bensì nel suo mondo interiore: nella sua mente, nelle sue regole di vita, nel suo modo di pensare.

Non è il mondo a doversi adeguare alle sue regole, bensì è lui a dover reagire diversamente a tutto ciò che (anche di negativo) può accadere. Importante è imparare a gestire le emozioni in modo congruo e a comportarsi in modo costruttivo e realistico.

Una volta libero da questi rigidi schemi, il paziente potrà relazionarsi con più serenità con il mondo, vivere meglio, in modo attivo e responsabile.